Attorno a Matera oltre cento chiese sono scavate nella roccia. Molte sono semplici grotte, alcune conservano affreschi di impronta bizantina vecchi mille anni. Sono il secondo motivo – accanto ai Sassi stessi – per cui questo paesaggio è patrimonio dell’umanità.
Come sono nate
Le chiese rupestri risalgono a monaci ed eremiti che nel Medioevo si stabilirono nelle gravine della Murgia. Da celle semplici nacquero cappelle, da cappelle chiese monastiche con absidi, colonne e cupole – nulla di costruito, tutto ricavato dalla pietra.
È la differenza decisiva rispetto a qualsiasi altra architettura sacra: qui non si è aggiunto nulla, si è tolto. Un pilastro non sta in piedi perché qualcuno lo ha eretto, ma perché qualcuno lo ha lasciato. Dove una parete corre storta, segue uno strato della roccia. E poiché un errore non si può correggere, questi ambienti hanno una prudenza che si vede.
In città
Dentro i Sassi diverse chiese rupestri si possono collegare a piedi. Insieme danno una buona idea della varietà – dalla grotta spoglia all’aula interamente affrescata:
- Santa Maria de Idris con San Giovanni in Monterrone – nello sperone roccioso in mezzo al Sasso Caveoso.
- Santa Lucia alle Malve – l’ex chiesa conventuale con le pitture più suggestive.
- San Pietro Barisano – la più grande chiesa rupestre della città.
- Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci – due livelli sopra la gravina.
- Convicinio di Sant’Antonio – quattro chiese attorno a un cortile comune.
Nel Parco della Murgia
Al di là della gravina, nel Parco della Murgia Materana, altre chiese rupestri sono sparse nel paesaggio. Si raggiungono a piedi lungo i sentieri; per alcune conviene una visita guidata, perché altrimenti sono difficili da trovare o chiuse. Le più note sono Madonna delle Tre Porte e la Cripta del Peccato Originale, con gli affreschi più importanti della regione.
Accanto a queste, una lunga serie di chiese minori porta un nome proprio, senza che di ciascuna ci sia molto altro da dire oltre alla posizione: Santa Barbara, Madonna delle Vergini, Santa Maria della Vaglia, Madonna delle Croci, San Falcione, San Vito dei Lombardi, Sant’Agnese, San Nicola all’Appia, Cristo la Gravinella, San Francesco a Chiancalata, Cappuccino Vecchio, Santa Maria de Armenis, Santo Spirito, Sant’Eustachio, Santa Maria della Palomba, Madonna dell’Abbondanza, Madonna degli Angeli, Madonna di Monteverde, San Pietro in Principibus e Madonna della Croce. Chi attraversa il parco a piedi ne incontra alcune; la maggior parte è chiusa e da fuori si riconosce a stento come chiesa.
Gli affreschi
Le pitture risalgono a secoli e tradizioni diverse. Immagini di santi di impronta bizantina, rigorosamente frontali, stanno accanto a strati successivi di influenza occidentale – spesso direttamente sovrapposti, perché si dipingeva sull’intonaco esistente. In alcuni punti si vedono tre epoche su una sola parete.
Poiché umidità e sali aggrediscono il calcare, molti affreschi sono fragili. Il flash è quindi di norma vietato, e in alcuni ambienti si può entrare solo in pochi alla volta. Non è pignoleria: è il motivo per cui c’è ancora qualcosa da vedere.
In pratica
Dentro fa fresco tutto l’anno e spesso c’è umidità; una giacca leggera ha senso anche ad agosto. I pavimenti sono irregolari, i gradini raramente protetti. Diverse chiese cittadine sono gestite con un biglietto comune – per quelle isolate nel parco conviene una visita guidata, se non altro perché altrimenti non si trovano.
Da leggere
- Chiese di Matera – le chiese in muratura della città alta
- Parco della Murgia Materana – il paesaggio in cui si trova la maggior parte di esse
- I Sassi di Matera – la città a cui appartengono






